Aumento età pensionabile | INPS impartisce le nuove direttive: cosa cambia dal 2027

Mauro
L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) ha recentemente fornito dettagli cruciali in merito alle modifiche dei requisiti pensionistici previsti per il biennio 2027-2028. Con la circolare numero 28/2026, l’ente ha delineato chiaramente la platea di soggetti che saranno esclusi dall’applicazione dell’adeguamento alla speranza di vita, una novità significativa introdotta e poi modulata dalla Legge di Bilancio 2026. Queste indicazioni sono di fondamentale importanza per milioni di lavoratori italiani, poiché definiscono con precisione chi sarà interessato dalle prossime variazioni e chi, invece, potrà beneficiare di un regime di favore.Le disposizioni mirano a fare chiarezza su un tema sempre caldo e complesso come quello previdenziale, offrendo un quadro normativo aggiornato che tenga conto sia delle esigenze di sostenibilità del sistema sia della tutela di specifiche categorie di lavoratori. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un meccanismo che, pur prevedendo un innalzamento dell’età pensionabile legato all’aspettativa di vita, ha al contempo stabilito delle eccezioni ben definite. È proprio su queste eccezioni che la circolare INPS 28/2026 fa luce, delineando i criteri e i profili professionali che non dovranno subire i rincari sull’età di pensionamento, fornendo così un importante strumento di consultazione per i cittadini e gli operatori del settore.

L’aumento della speranza di vita: un impatto graduale

Prima di analizzare in dettaglio i nuovi requisiti, è essenziale comprendere il contesto normativo che ha portato a queste modifiche. Il Decreto Ministeriale del 19 dicembre 2025 ha ufficialmente sancito un aumento dell’aspettativa di vita di ben tre mesi, un fattore che tradizionalmente si traduce in un innalzamento dell’età pensionabile. Tuttavia, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un’applicazione non immediata e graduale di tale incremento, mitigandone l’impatto sui lavoratori.

La gradualità è la chiave di volta di questa riforma, pensata per non gravare eccessivamente sui piani previdenziali individuali. L’adeguamento, infatti, non avverrà in un’unica soluzione, bensì in due fasi distinte. A partire dal 2027, verrà aggiunto un solo mese ai requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione. Successivamente, nel 2028, saranno aggiunti ulteriori due mesi, completando così l’incremento totale di tre mesi stabilito dal decreto ministeriale. Questa scelta legislativa denota una volontà di accompagnare i cittadini verso i nuovi parametri, evitando scossoni improvvisi e permettendo una maggiore pianificazione del proprio percorso lavorativo e previdenziale. Comprendere questa progressione è fondamentale per i lavoratori che si avvicinano all’età pensionabile, poiché consente di calcolare con maggiore precisione il momento del proprio ritiro dal mondo del lavoro.

INPS
Inps – Falsissimo

Come cambiano i requisiti di accesso alla pensione

Le disposizioni appena descritte comportano modifiche concrete per i lavoratori che si apprestano a richiedere la pensione. Per quanto concerne la pensione di vecchiaia, che attualmente prevede un’età di 67 anni e un minimo di 20 anni di contributi, si assisterà a un innalzamento progressivo. Dal 2027, il requisito anagrafico generale salirà a 67 anni e 1 mese. L’anno successivo, nel 2028, l’età richiesta diventerà di 67 anni e 3 mesi, sempre mantenendo il vincolo dei 20 anni di contribuzione. È un aumento apparentemente modesto, ma che può fare la differenza nella pianificazione individuale.

Anche per la pensione anticipata ordinaria sono previste delle variazioni significative. Attualmente, gli uomini possono accedere a questa forma di pensione con 42 anni e 10 mesi di contributi. Tuttavia, a partire dal 2027, saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contribuzione. Nel 2028, il requisito si attesterà a 43 anni e 1 mese. Per le donne, la normativa prevede un requisito contributivo costantemente inferiore di un anno rispetto a quello richiesto agli uomini, mantenendo così una disparità di genere nell’accesso.


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