Dimissioni Gravina, la polemica non si placa: : “Falsità hanno alimentato la ricerca ai colpevoli. Tutto risolto dopo le dimissioni?”

Renato
Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, ha scelto di non sottrarsi al dibattito pubblicando la relazione che avrebbe dovuto illustrare alla Commissione Cultura della Camera. Un gesto significativo, reso necessario dopo l’annullamento dell’audizione, avvenuto subito dopo le sue dimissioni dalla carica. Gravina ha chiarito di essere ancora in carica in regime di prorogatio fino al 22 giugno, data dell’Assemblea Straordinaria Elettiva, sottolineando che i problemi del calcio italiano non possono considerarsi risolti con il suo passo indietro. La relazione si configura come un’analisi cruda e diretta sullo stato di salute di un movimento sportivo in profonda crisi, mirando a stimolare una riflessione costruttiva.

Accuse e la ricerca di colpevoli a tutti i costi

Gravina punta il dito contro le “troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprie falsità” che, a suo dire, alimentano una ricerca spasmodica di colpevoli. Questa dinamica, sottolinea l’ex presidente, ostacola la vera individuazione di soluzioni efficaci per i problemi strutturali del calcio italiano. Le criticità sono ben note da anni e documentate, ma il trend negativo persiste. L’impossibilità di intervenire efficacemente, dovuta a fattori interni ed esterni, prende il sopravvento sull’incapacità di individuare soluzioni. È essenziale, secondo Gravina, chiarire le reali competenze della Federazione, delle Leghe e delle istituzioni, per evitare convinzioni errate che penalizzano la vera ricerca di risoluzione.

Dove il calcio italiano fatica davvero a progredire

Analizzando le sfere di competenza, Gravina fa notare come nelle materie di diretta ed esclusiva responsabilità federale si siano raggiunti risultati ragguardevoli. Esempi includono la sostenibilità sociale e ambientale, i progetti giovanili e scolastici, oltre ai programmi di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili. Questo dimostra una capacità d’azione e risultati concreti laddove la FIGC ha piena autonomia.

Al contrario, i problemi maggiori emergono nelle aree in cui gli interessi delle diverse componenti – Leghe, Club e altre istituzioni – si sovrappongono. Queste intersezioni, insieme alle reciproche autonomie, finiscono per ingessare il sistema, rendendo impossibile o estremamente difficile intervenire efficacemente. È qui che il calcio italiano mostra le sue fragilità strutturali più profonde, bloccato da un’incapacità di armonizzare le volontà e gli obiettivi di tutti gli attori coinvolti, perpetuando così il ciclo di declino evidenziato dai dati in costante peggioramento.


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