La risposta di Vance non si è fatta attendere, ribaltando le accuse direttamente su Bruxelles e Kiev. Il vicepresidente ha criticato l’UE per le presunte minacce di trattenere fondi all’Ungheria, legate alla gestione dei confini, e ha puntato il dito contro l’Ucraina per la chiusura dei gasdotti. Questa escalation verbale evidenzia la tensione crescente tra i diversi attori internazionali e getta un’ombra pesante sull’imminente appuntamento elettorale, già caratterizzato da un clima di forte incertezza.
L’asse Orbán-Putin: un’intesa che preoccupa Bruxelles
Mentre lo scontro tra Washington e Bruxelles si infiamma, emergono dettagli preoccupanti sui legami tra Budapest e Mosca. Secondo quanto riportato, sarebbero venute alla luce conversazioni tra il premier ungherese Viktor Orbán e il presidente russo Vladimir Putin, nelle quali Orbán si sarebbe dichiarato “a disposizione” del leader russo. Queste rivelazioni sono state seguite dalla notizia di un accordo di cooperazione in dodici punti tra Ungheria e Russia, volto a rafforzare i legami economici, energetici e culturali tra i due Paesi.
I documenti, ottenuti da Politico, delineano un’intesa che spazia dall’energia all’agricoltura, dalla sanità alle costruzioni, con un’enfasi particolare sui progetti energetici in Ungheria che coinvolgono aziende russe, inclusa la produzione di elettricità e idrogeno, e una cooperazione più stretta su petrolio, gas e combustibile nucleare. Questa mossa è in diretta controtendenza rispetto alle nuove normative di Bruxelles, che mirano a bloccare l’import di petrolio russo. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato il profondo legame, interpretando le conversazioni come prova del “valore politico” di Orbán nel difendere gli interessi nazionali, alimentando i timori di un possibile intervento diretto di Mosca per influenzare l’esito del voto.
Nuove ombre e l’incerto futuro delle elezioni ungheresi
Le elezioni ungheresi: nuove ombre si addensano sull’incerto futuro politico.
Non solo Mosca: un’ulteriore polemica investe il premier ungherese. Secondo il Washington Post, il governo di Orbán avrebbe offerto aiuto diretto all’Iran subito dopo l’attacco israeliano che colpì migliaia di cercapersone di Hezbollah nel settembre 2024. Questa rivelazione getta un’ulteriore ombra sulla già controversa politica estera ungherese, suggerendo un allineamento con attori che spesso si trovano in contrasto con le posizioni occidentali. Il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, avrebbe comunicato all’omologo iraniano la volontà di condividere informazioni raccolte durante le indagini, un fatto che solleva seri interrogativi sugli alleati internazionali di Budapest.
In questo scenario complesso e teso, l’Ungheria si prepara a un voto cruciale. Orbán ha lanciato un ultimo appello agli elettori, sottolineando l’importanza di ogni singolo voto per il destino della nazione. Tuttavia, i sondaggi pre-elettorali indicano una possibile sconfitta per il suo partito, Fidesz. Le ultime stime vedono l’opposizione di Magyar attestarsi tra i 138 e i 142 seggi su 199, superando la soglia della maggioranza qualificata. Indipendentemente dalle possibili ingerenze esterne, il risultato atteso è un quadro politico nazionale e internazionale di grande instabilità per l’Ungheria.

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