Lega di Cultura, lo storico appuntamento che raduna attivisti da tutta Europa | Una sola regola: guai a cacciare fuori lo smartphone

Renato
La tradizionale festa della Lega di Cultura, appuntamento imprescindibile della primavera, ha richiamato migliaia di persone da ogni angolo d’Europa, tra Piadena Drizzona e Torre de’ Picenardi. L’evento si distingue per un messaggio chiaro e controcorrente: l’attivismo politico fiorisce al meglio lontano dagli schermi. Gianfranco “Micio” Azzali, anima storica della Lega, ha provocato la platea con una riflessione profonda: «Se continuo a usare lo smartphone, il cervello si spegne e diventeremo tutti dei robot. Da qui l’esigenza di una riflessione». Un invito a disconnettersi per riscoprire il valore delle interazioni reali. Giacomo Volpi, presidente della Soms, ha evidenziato: «Questa è un’occasione per incontrare amici, farne di nuovi e creare una rete» di cui fanno parte tante associazioni del territorio.

Un mistero che unisce l’Europa

La storia della manifestazione è avvolta in un buffo mistero, ma la memoria storica resta saldamente legata a Gianfranco “Micio” Azzali. «La festa – rivela – è cominciata, non si sa bene quando: eravamo in dodici, a casa di Morandi. Poi, anno dopo anno, si è allargata: siamo arrivati anche a 2.500 persone». La sua unicità risiede nella portata internazionale: «Arrivano da tutta Europa e da tutta Italia; la conoscono più all’estero che nei nostri paesi». Tra i partecipanti si annoverano gruppi da Lisbona, francesi, persone da Pordenone, fino a un professore di fotografia da Dusseldorf, legato al compianto Giuseppe Morandi, figura inscindibile della Lega di Cultura. Questa risonanza globale, senza alcuna promozione digitale, rende l’evento un vero e proprio caso di studio sull’efficacia dell’incontro autentico.

Il futuro dell’attivismo tra musica e memori

Il programma dell’evento ha perfettamente incarnato lo spirito della Lega. Al mattino, un convegno ha esplorato l’attivismo politico nell’era dello smartphone, seguito nel pomeriggio dalla festa con il “Pueblo che canta” del celebre coro “Giovanna Marini” di Testaccio. Questa combinazione di riflessione e celebrazione rafforza il concetto che la vera partecipazione si nutre di presenza fisica e condivisione autentica. Azzali ha espresso particolare soddisfazione per la numerosa presenza di giovani, segno che il messaggio di connessione reale continua a risuonare. Già si guarda all’edizione del 2026, che sarà impreziosita da una mostra di fotografie inedite di Giuseppe Morandi, un omaggio a un pilastro della Lega di Cultura. L’iniziativa conferma l’impegno a preservare le radici e la memoria di un movimento unico nel suo genere, che rifiuta la digitalizzazione per abbracciare l’essenza dell’incontro umano.


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