Trump starebbe “seriamente valutando” il ritiro statunitense dalla Nato | Alleanza definita una “tigre di carta”

Renato
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump torna a scuotere le relazioni transatlantiche con dichiarazioni che riaprono il dibattito sul futuro della NATO. Trump ha affermato di stare «seriamente valutando» il ritiro statunitense dall’Alleanza, definendola una «tigre di carta» in un’intervista al The Telegraph. Questa visione, secondo lui, sarebbe condivisa persino da Putin. Le sue parole hanno innescato una vivace discussione con il premier britannico Keir Starmer, il quale ha ribadito la NATO come «l’alleanza militare più efficace che il mondo abbia mai visto». Trump ha replicato in modo sprezzante, suggerendo che il Regno Unito «non ha nemmeno una marina militare». Non è la prima volta che il Tycoon minaccia il disimpegno; lo scorso giugno, i membri NATO si erano impegnati a spendere il 5% del proprio PIL nella difesa entro il 2035. Tuttavia, dopo il rifiuto degli alleati di sostenere USA e Israele in Iran, Trump ha parlato di «test fallito» e si è detto «molto deluso», prefigurando possibili ripercussioni anche sulle forniture promesse a Kiev.

L’europa di fronte al suo destino

L'europa di fronte al suo destino

L’Europa di fronte al suo destino: sfide e decisioni imminenti.

 

Un’eventuale uscita degli Stati Uniti dalla NATO rappresenterebbe un colpo durissimo per l’Unione Europea, che per settant’anni ha sostanzialmente delegato la propria sicurezza agli americani. Gli USA sono stati i «soci di maggioranza» di un’alleanza nata per garantire la stabilità di un continente che aveva già trascinato Washington in due conflitti mondiali. Come ha spiegato Federico Fabbrini, professore di Diritto UE, l’Unione si era «assuefatta alla pace». Lo stato attuale della difesa europea riflette questa assuefazione: un sistema frammentato dove la sicurezza nazionale rimane di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro, con l’UE che agisce perlopiù come supporto. La realtà, dallo scoppio della crisi ucraina alla prospettiva della rielezione di Trump, ha però imposto una riflessione su nuovi strumenti, i quali mostrano limiti operativi e finanziari evidenti, legati anche a istituzioni europee «costruite per tempi di pace».

Le difficoltà degli strumenti europei di difesa

Le difficoltà degli strumenti europei di difesa

Gli ostacoli e le fragilità della difesa europea.

 

Nel suo libro ‘L’esercito europeo’, Fabbrini ha analizzato l’efficacia dei nuovi strumenti UE. Il regolamento ASAP (Act in Support of Ammunition Production), adottato nel 2023 con 500 milioni di euro per un milione di munizioni all’Ucraina in un anno, è stato un «fallimento clamoroso», raggiungendo solo un terzo dell’obiettivo. La decisione del Consiglio di privare la Commissione di «qualsiasi potere effettivo per orientare l’industria della difesa», confidando solo nella cooperazione di mercato, ha compromesso i suoi scopi. Altro strumento chiave è il SAFE (Security Action for Europe), approvato nel maggio 2025 con un massimale di 150 miliardi di euro. Questo eroga però «solo prestiti» che gli Stati membri devono restituire con interessi. Emblematico il caso della Polonia, dove il Presidente ha posto il «veto alla richiesta» del Primo Ministro di accedere ai fondi a causa di «tensioni politiche» interne, mostrando le fragilità intrinseche di tali iniziative.


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