L’europa di fronte al suo destino
L’Europa di fronte al suo destino: sfide e decisioni imminenti.
Un’eventuale uscita degli Stati Uniti dalla NATO rappresenterebbe un colpo durissimo per l’Unione Europea, che per settant’anni ha sostanzialmente delegato la propria sicurezza agli americani. Gli USA sono stati i «soci di maggioranza» di un’alleanza nata per garantire la stabilità di un continente che aveva già trascinato Washington in due conflitti mondiali. Come ha spiegato Federico Fabbrini, professore di Diritto UE, l’Unione si era «assuefatta alla pace». Lo stato attuale della difesa europea riflette questa assuefazione: un sistema frammentato dove la sicurezza nazionale rimane di esclusiva competenza di ciascuno Stato membro, con l’UE che agisce perlopiù come supporto. La realtà, dallo scoppio della crisi ucraina alla prospettiva della rielezione di Trump, ha però imposto una riflessione su nuovi strumenti, i quali mostrano limiti operativi e finanziari evidenti, legati anche a istituzioni europee «costruite per tempi di pace».
Le difficoltà degli strumenti europei di difesa
Gli ostacoli e le fragilità della difesa europea.
Nel suo libro ‘L’esercito europeo’, Fabbrini ha analizzato l’efficacia dei nuovi strumenti UE. Il regolamento ASAP (Act in Support of Ammunition Production), adottato nel 2023 con 500 milioni di euro per un milione di munizioni all’Ucraina in un anno, è stato un «fallimento clamoroso», raggiungendo solo un terzo dell’obiettivo. La decisione del Consiglio di privare la Commissione di «qualsiasi potere effettivo per orientare l’industria della difesa», confidando solo nella cooperazione di mercato, ha compromesso i suoi scopi. Altro strumento chiave è il SAFE (Security Action for Europe), approvato nel maggio 2025 con un massimale di 150 miliardi di euro. Questo eroga però «solo prestiti» che gli Stati membri devono restituire con interessi. Emblematico il caso della Polonia, dove il Presidente ha posto il «veto alla richiesta» del Primo Ministro di accedere ai fondi a causa di «tensioni politiche» interne, mostrando le fragilità intrinseche di tali iniziative.

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